giornata pro grammatica
Comunicazione

Grammatica ai tempi dei social

Oggi è la Giornata Pro Grammatica, un progetto per incentivare a riflessione sulla lingua italiana e sulla sua evoluzione.

Una dovuta premessa: la nostra lingua – così come la sua grammatica – è una delle più complesse e una delle più studiate, permette una serie infinita di figure retoriche, toni e colori diversi nel comunicare qualsiasi messaggio. Mi sento un po’ di parte, devo ammetterlo, ma credo che sia giusto preservarla, esaltarla e – prima di tutto – conoscerla.

Torniamo però alla Giornata Pro Grammatica. Ogni occasione simile porta con sé numerosi spunti di riflessione, ma anche numerose possibilità di critica e di revisione della questione. L’argomento è stato trattato da molteplici punti di vista. Da un lato i puristi della lingua, dall’altro i revisionisti che ne esaltano la metamorfosi – positiva o meno – avvenuta soprattutto dopo la diffusione di massa di internet.

Abbiamo citato per i trent’anni di internet in Italia gli effetti cognitivi conseguenti a due momenti fondamentali della cultura: il passaggio da oralità a scrittura e quello dalla scrittura su carta stampata a quella digitale. Il primo, riassumendo, ha portato alla riclassificazione di alcune categorie spazio-temporali come il qui/ora contrapposto all’altrove/prima. La scrittura su carta stampata introduce, infatti, un tempo diacronico necessario rispetto alla produzione testuale, il che implica meccanismo cognitivi evoluti rispetto alle culture solo orali.
Allo stesso modo, la diffusione del digitale incrementa questa tendenza poiché l’altrove è sempre più lontano e il prima diventa anche poi. Un utente, ad esempio, scrive un post sui social media in un dato luogo e in un preciso momento. Questo momento sarà con tutta probabilità diverso per colui che legge, il quale sarà in un altro luogo magari a distanza di ore o di giorni.

Queste trasformazioni cognitive, soprattutto negli ultimi decenni, si sono susseguite con grande velocità e ciò ha avuto riflessi importanti e tangibili su numerosi aspetti della vita quotidiana. Uno di questi è la grammatica, che soprattutto nei social ha subìto un repentino cambiamento.

In un’interessante intervista, il professor Claudio Marazzini, linguista, saggista e presidente dell’Accademia della Crusca, ha illustrato alcuni punti chiave sull’evoluzione della lingua italiana ai tempi dei social. La diffusione di una sempre maggiore forma colloquiale, l’inserimento di anglicismi, la progressiva assenza di punteggiatura e la scarsa lettura provocano una sempre maggiore incapacità di autocritica. Si scrive sempre più come si parla, e molte volte mancano proprio le conoscenze di base per una corretta produzione e comprensione di contenuti testuali.
Uno scenario poco rassicurante ma reale, nel quale le forme più basilari della grammatica italiana vengono spesso meno. Si pensi al sempre meno frequente uso di tempi verbali quali il congiuntivo – sostituito spesso con l’imperfetto o addirittura il presente -, o all’errato uso di accenti e per giunta di apostrofi, o ancora alle abbreviazioni più estreme come xchè, xò, +o-, xlo+ e così via.

Una delle cause più frequenti di questa tendenza è la velocità con la quale si scrive sui social – o sul web in generale. Il poco tempo provoca scarsa accuratezza, la mancanza di revisione poi induce all’errore. Altra causa (a volte usata anche come scusa, bisogna sottolinearlo) è l’uso di sistemi di suggerimento automatico presenti nei dispositivi mobili. Quindi ce diventa c’è, ma esiste anche la possibilità di correggere prima di inviare, si sa.
Ma c’è una cosa che ancora più diffusa, questa volta nella fase di post pubblicazione con contenuti testuali dalla grammatica errata. Il risentimento per la segnalazione dell’errore. Quante volte vi è accaduto di correggere una persona e di sentirvi dire “sottolinei la forma perché non hai argomenti per quanto riguarda il contenuto”. Ecco: la forma DEVE essere al pari del contenuto. Non sono l’uno il figlio dell’altro, sono entrambi genitori.

Detto questo, il web e i social media sono strumenti di comunicazione ormai di massa e la loro diffusione è sempre più capillare. Così come lo è la grammatica della lingua, italiana in questo caso, che si presenta ancora una volta flessibile, dinamica e al passo con i tempi. Ma il suo adattamento alle nuove forme di comunicazione non può andare avanti senza regole e le regole sono quelle della grammatica. E chi è il più autorevole esempio della grammatica in Italia se non l’Accademia della Crusca?

L’Accademia nel 2012 ha aperto canali istituzionali su Facebook e su Twitter e, con “autorevole leggerezza” promuove la grammatica italiana. Il caso più famoso a livello mediatico è senza dubbio quello di petaloso, termine suggerito da un giovane studente e analizzato dall’accademia appunto in modo leggero ma autorevole. Ma anche la proposta ironica di Lercio sullo scrivere qual è con l’apostrofo ha ricevuto una risposta altrettanto brillante e puntuale.

Se l’Accademia della Crusca rappresenta l’istituzione più autorevole da seguire – e vi suggerisco di farlo per avere un riferimento preciso e chiaro -, altri piccoli suggerimenti sono necessari per preservare e promuovere la grammatica italiana e il suo uso corretto:

Social e web quindi si sposano alla perfezione con la grammatica, anzi possono e devono coesistere, addirittura possono aiutare e agevolare alcune capacità cognitive, come Twitter che con il limite dei 140 caratteri migliora la capacità di sintesi.

La Giornata Pro Grammatica si è in effetti rivelata una occasione di riflessione sulla lingua italiana e sulla sua capacità di essere flessibile e dinamica, al passo con i tempi e con le trasformazioni culturali tra social media e internet. Una grammatica social.

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