La differenza tra ciò che è notizia e ciò che la fa
Comunicazione

La differenza tra ciò che è notizia e ciò che la fa

Ci siamo spesso chiesti come sia cambiato il ruolo del giornalismo con il passare del tempo, con l’evoluzione dei media e con i cambiamenti della società contemporanea. Ciò che fa notizia oggi è molto diverso da ciò che faceva notizia un tempo, o forse è solo il modo di distribuirla che è cambiato?

La nostra idea di giornalismo è sempre stata molto solida: informare, informare, informare. Inserire opinioni di persone coinvolte nel fatto che sto raccontando – e solo loro – unicamente se sono rilevanti al fatto in sé e alla comprensione della narrazione da parte del lettore.

Oggi vediamo che i racconti non solo sono ricchi di particolari, ma anche amplificati e distribuiti con dovizia di dettagli. E non possiamo non chiederci se questi dettagli siano raccontati per far fede alla nostra guida, ossia il diritto di cronaca, oppure se siano solo esche per attrarre un lettore distratto.

La storia ci ricorda che un tempo la trasmissione delle informazioni avveniva attraverso strumenti non proprio così affidabili e perciò il messaggio doveva essere veicolato in modo veloce ed esaustivo. Poche parole, dritte all’obiettivo e al lettore. Oggi invece, gli strumenti a disposizione sono sì molteplici, ma il messaggio trasmesso sopravvive alla sua trasmissione e spesso viene “consumato” da parte del destinatario. Quest’ultimo si trova così davanti a un vasto numero di informazioni che devono essere reperite, comprese, fatte proprie e redistribuite. Un gran lavoro, insomma.

I fatti raccontati nei modi più disparati, quindi, devono emergere per poter essere visti, fatti propri e redistribuiti. Vi chiederete dove si trovi la «comprensione» in questo circolo. Ebbene, la comprensione è un fattore che oggigiorno perde la sua rilevanza. L’importante è far emergere un racconto perché sia visto e diffuso. E torniamo quindi alla discussione principale:

è giusto inserire dettagli alla narrazione per far emergere il proprio contenuto? E se lo è, qual è il limite tra “raccontare una notizia” e “fare una notizia”?

Crediamo che spesso il limite si sia superato e ne abbiamo conferma ogni giorno: un evento diventa un’ossessione, “un” racconto diventa “il” racconto da seguire, in cui immedesimarsi, sul quale dire la propria, generando così messaggi che prendono forma, si riformulano, vivono nuova vita.

Attenzione, non sosteniamo che l’arricchimento di una notizia sia sempre negativo, anzi. Ma qual è il limite tra pubblicare ciò che “È notizia” e ciò che “FA notizia”. Dobbiamo raccontare ciò che piace ai lettori o ciò che può essere utile ai lettori?

Senza scomodare tutte le teoria della sociologia e della comunicazione coinvolte, coinvolgo invece un aspetto per me imprescindibile: l’etica. 
L’etica mi mostra cosa e come raccontare, quale via scegliere tra “ciò che piace” e “ciò che devo”. L’etica è l’unica risposta alla domanda: pubblicare ciò che “È notizia” e ciò che “FA notizia”?

L’etica è la bussola da seguire. Sempre.

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